Se avessi 100 milioni di euro da investire nell’F&B Italiano…

Salumi e formaggi - Prosciutto, spek, lonza, salame...   Un amico mi ha chiesto: cosa faresti se avessi 100 milioni da investire nel mondo agroalimentare italiano? E’ la migliore domanda che ho ricevuto nell’ultimo mese, perchè molti investitori di tutto il mondo sono delusi dall’immobiliare, altri sono stufi di giocare al casinò della borsa, tutti sono appassionati di food e conoscono l’enorme potenziale del business legato all’F&B italiano. Gli ho risposto così: 1) Selezionerei un mix di 3 Paesi del vecchio mondo (che conoscono la qualità e la valorizzano) e 3 del nuovo mondo (che non conoscono a fondo la qualità ma hanno tanti soldi), per equilibrare i rischi e permettere la diffusione di prodotti di tutti i livelli di qualità (alta, media, standard). Ricordiamoci che per noi l’alta gamma alimentare è come dire Rolls Royce, in quasi tutti i Paesi del mondo l’alta gamma alimentare è come dire Mercedes, quindi si amplia enormemente il numero di prodotti percepiti di alta gamma. Il mio piano di sviluppo partirebbe da 2 Paesi, e si svilupperebbe nel terzo Paese dopo due anni: ricordo che tutti i grandi imperatori/invasori della storia moderna hanno cominciato a cadere dal terzo fronte occupato (così, tanto per precisare). 2) Il 40% del mio patrimonio lo investirei aprendo negozi, ristoranti e caffetterie dedicati ai prodotti italiani, nel mondo. 3) Il 20% lo investirei creando reti logistiche tradizionali in grado di distribuire i prodotti italiani nei negozi e nei ristoranti già esistenti all’estero. e reti di distribuzione digitali (siti e-commerce) in grado di vendere prodotti italiani direttamente ai consumatori finali (appoggiandosi alla logistica precedentemente creata). 4) Il rimanente 40% lo investirei in imprese con prodotti eccellenti e pochi soldi (ovvero poco marketing, poco branding e poco management), affiancando gli imprenditori, i loro figli e i loro manager per creare una generazione di dirigenti a livello internazionale, e distribuendo i loro prodotti attraverso i canali creati al punto 1 e 2, e in quelli già esistenti nelle restanti parti del mondo. A parte la ripartizione dei fondi a disposizione, puramente indicativa, sono convinto che questa sarebbe la ricetta giusta. E non ho parlato fino ad ora del gruppo di giovani tecnici, manager, commerciali, esperti di prodotto e di logistica che potrebbero fare insieme a noi uno dei mestieri a più alto tasso di orgoglio esistenti, far apprezzare il proprio Paese nel mondo. Se c’è qualche investitore in ascolto, prometto di regalargli un business plan.