Cosa pensano i giovani nordamericani dell’Italia?

I ragazzi dai 15 ai 18 anni nordamericani tra pochi anni diventeranno un target dei prodotti agroalimentari italiani. Che cosa sanno, e cosa pensano di noi?

Senza titolo

L’Italy-USA Foundation ha pubblicato un sondaggio, effettuato su un campione di studenti di high school ed elaborato dai ricercatori Christina Bernardi e Matthew Zundel.

Il campione coincide con il nostro mercato potenziale: il 67% è stato all’estero, il 55% in Italia. L’ottantotto % verrebbe a lavorare almeno un anno in Europa, e il secondo Paese dove andrebbero è l’Italia (23%), il primo è l’Inghilterra (28%), solo l’1% andrebbe in Cina. Malgrado ciò, non pensano di venire o tornare in vacanza in Italia: per la crisi economica, perché è cara, perché temono per la propria sicurezza, perché non vengono stimola

ti adeguatamente per venire da noi. Il 57% pensa che l’Italia non faccia abbastanza per promuoversi, più della metà non conosce campagne pubblicitarie o di promozione dell’Italia.

In merito al nostro Paese ricevono informazioni superficiali, stereotipi, così come i loro genitori hanno per anni ricevuto l’immagine degli Italiani come tanti piccoli Padrini con i baffi e la coppola, oggi ricevono l’immagine dei ragazzi Italo-Americani del reality Jersey Shore: tamarri, volgari, profondamente superficiali.

Il 37% verrebbe a studiare in Italia per vivere un anno in modo diverso, il 21% ci verrebbe per capire le diversità culturali: sono esperienze che potrebbero fare anche in un’altra città degli Stati Uniti, non hanno nulla a che vedere con l’Italia in specifico.

Il 18% del campione è attratto dal cibo italiano (non sono molti) e sarebbe interessante sapere cosa intendano per cibo italiano, se v’includano ad esempio Pizza Hut o no (temo di si).

Non sembrano essere molto informati sulle istituzioni mondiali: il 64% non sa che esiste la Commissione Europea (anche se ho il dubbio che il risultato sia analogo se la domanda fosse posta agli studenti italiani), il 61% non ha mai sentito parlare del G8.

Sintetizziamo:

–        sono istintivamente attratti dall’Italia

–        non hanno grandi motivazioni rispetto all’Italia

–        non hanno grande conoscenza dell’Italia

–        non ricevono comunicazione da parte dell’Italia.

Come metodo, cerchiamo l’opportunità. Comunicare un’Italia nuova, ai giovani americani, utilizzando i canali a loro più familiari: you tube, social network, siti web, videogame -si, i videogame-, se abbiamo più soldi il product placement. Qual è l’Italia nuova? Certamente non è l’Italia delle tradizioni, degli anziani che fanno le cose come una volta,

delle nonne che fanno la sfoglia, di tutti quei riferimenti al passato che riempiono l’etichette dei nostri prodotti e le (poche) pubblicità del nostro turismo. Queste immagini rappresentano le nostre radici, e per questo le rispettiamo, ma i giovani se ne fregano totalmente di tutto ciò, vogliono far volare la loro fantasia, vogliono il futuro. E noi il futuro l’abbiamo: è l’Italia dell’eleganza (che non vuol dire solo il lusso), della bellezza, dei particolari, della profonda conoscenza dei prodotti, della Ferrari, della Ducati, della profondità, delle belle donne e uomini, del sorriso. Non ci siamo accorti che qualche decennio fa hanno inventato l’Apple, da qual giorno il modo di comunicare è cambiato, è più immediato, intuitivo, in una parola, contemporaneo. Pensate che lo scorso Natale e il numero dei ragazzi americani che desideravano l’Iphone è sceso del 30% rispetto l’anno prima, sapete perché? Perché è visto come il telefono dei loro genitori, quindi, per definizione, vecchio. Vecchio l’I phone?

Insomma, ricominciamo a fare l’Italia, abbiamo insegnato a tutto il mondo a comunicare, ma siamo rimasti indietro, ma molto indietro. Ammettiamolo, ricominciamo d’accapo, e cominciamo a presentare i nostri prodotti come un’esplosione di energia positiva. Lo abbiamo letto, il nostro mercato potenziale è istintivamente attratto dall’Italia, ma non sa perché. Diciamoglielo.

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